L’addestramento dei modelli AI con contenuti protetti dal diritto d’autore senza l’autorizzazione del titolare costituisce una violazione del copyright? La risposta potrebbe essere diversa alle due sponde dell’Atlantico.
Negli ultimi mesi si è approfondito il solco che separa Stati Uniti e Unione Europea in materia di rapporti tra AI generativa e copyright.
Da una parte, gli States, patria dei primi sistemi di intelligenza artificiale generativa, dove la guida è affidata alle corti e al principio del fair use, come dimostra la recente decisione Bartz et al. v. Anthropic PBC, che ha riconosciuto la liceità dell’addestramento di modelli linguistici su opere protette, se effettuato in modo trasformativo.
Dall’altra, l’Europa, dove il legislatore UE, attraverso l’AI Act, il Codice di buone pratiche e il nuovo Modello di sintesi dei contenuti utilizzati per l’addestramento, punta su trasparenza, tracciabilità e rispetto del diritto d’autore, imponendo ai fornitori di GPAI di individuare le fonti dei dati e verificare l’esercizio dell’opt-out dei titolari dei diritti.
Dopo l’addestramento “selvaggio” della prima ora, si va verso un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti, in un contesto in cui anche le regole del copyright diventano parte del conflitto economico e geopolitico tra UE e USA nella corsa alla supremazia sull’intelligenza artificiale.
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